top of page
Augusto Garau Atanasio Soldati Voghera 1948

Augusto Garau, a destra, con Atanasio Soldati a Voghera. 1948

Augusto Orazio Vittorio Garau

Biografia da una prospettiva familiare

Nasce nel 1923 a Bolzano, da padre sardo e madre trentina; vive a Vicenza e Bologna ed al seguito del padre ferroviere approda a Voghera, in tempo per frequentare prima il liceo artistico e poi l'Accademia di Brera a Milano durante la Seconda Guerra Mondiale.  Sempre a Voghera l'incontro con Atanasio Soldati, lì sfollato da Milano; al "ragazzo con 10 in figura" si apre il mondo dell'astrattismo. Il matrimonio con la pittrice Giuliana Traverso e la nascita del figlio Marco all'inizio degli anni Cinquanta lo portano a cercare di coniugare l'arte con le spese di una famiglia nel Dopoguerra. Apre un piccolo forno di ceramica artistica; sono gli anni del primitivismo, i bambini con gallo, con gatto, con l'arco, sia in pittura che nelle ceramiche. L'evoluzione naturale è aprire con la moglie la fabbrica Ceramiche di Milano, tra la fine degli anni Cinquanta e la metà degli anni Sessanta.
 

Ceramiche di Milano fabbrica ceramiche design augusto garau

Ceramiche di Milano
Disegn originale di Augusto Garau (1960 ca)
 

Corpi in movimento

Nei primi anni Sessanta i quadri prendono spunto da fotografie di corpi in movimento da lui scattate e sviluppate nel suo studio. A metà degli anni Sessanta il matrimonio termina e lui si sposta in Oltrepò Pavese costruendo una fabbrica di porcellana che chiamerà Ceramica Lombarda. Inizia ad allontanarsi dalla figurazione e nelle opere vediamo comparire le lettere. Collage creati tagliando giornali e proiettando con l'episcopio su tela, sul quale erano già tracciate le guide della sezione aurea, il quadro stesso;  le lettere si fanno sempre meno complete e riconoscibili e si frantumano.  

Augusto Garau Collage

La Gestalt

In quegli anni, nella villa di vacanze del Lago di Garda di Guido Petter, suo cognato, avvenne un incontro che diede una svolta alla sua produzione artistica: l'incontro con la Gestalt, veicolata dal professor Gaetano Canizsa, docente e fondatore della Facoltà di Psicologia di Trieste e insegnante di Guido Petter, inziando a studiare ed approfondire i temi della psicologia della percezione; organizzerà anche a Milano delle tavole rotonde con artisti, psicologi clinici e percettologi. 

Augusto Garau lettere tagliate

L'insegnamento

All'inizio degli anni Settanta concluse definitivamente la parte imprenditoriale della sua vita e tornò alla sua grande passione, dopo la pittura: l'insegnamento. Liceo artistico di Varese, istituto d'arte di Monza, poi la scuola politecnica di design di Nino di Salvatore che conosceva dai tempi della permanenza al MAC. L'esperienza di insegnante lo porterà negli anni successivi anche all'Istituto Europeo di Design.

liceo artistico di Varese

Liceo artistico A.Frattini di Varese

istituto d'arte monza docente

Istituto d'Arte di Monza

spd scuola politecnica di desing di nino salvatore

Scuola politecnica di design di Nino Salvatore -  Milano

IED Istituto europeo di design docente

IED Istituto Europeo di Design - Milano

La ricerca

Studiando arte e percezione visiva di Rudolf Arnheim approfondisce la parte gestaltica del colore; si incontrarono a Roma e nacque una collaborazione ed una amicizia che li portò a scriversi lettere fiume sino alla morte ultracentenaria di Arneheim. Con l'approvazione e l'appoggio del professore scrive un testo di psicologia del colore, le Armonie del Colore, edito da Feltrinelli nel 1984 e ristampato con delle aggiunte da Hoepli  nel 1999. Arnheim ne cura la prefazione - una bellissima prefazione -  e spinge la versione inglese (Color harmonies) della Chicago University del 1993 e la conseguente traduzione in spagnolo. E' il periodo d'oro dell'espressione pittorica del nostro, ciò che voleva da sempre: qualcosa di mai fatto, sorretto da rigorose regole scientifiche, a partire dalla sezione aurea per giungere alla Gestalt, con una potenza espressiva data dal colore che rendessero il quadro arte e non esercizio dimostrativo di teorie.

arnheim garau medagliani milano

Da sinistra, Rudolf Arnheim, il gallerista Medagliani, Augusto Garau

Conciliare pittura e insegnamento.

"Quando a San Zeno di Montagna incontra per la prima volta Gaetano Kanizsa, era a una cena; sua sorella, mia zia, non era una gran cuoca", inizia così il racconto della figlia Marina; "era una cena abbastanza risicata, che il triestino amasse molto il vino rosso era risaputo, io ero lì, seduta accanto a lui che ovviamente era a capotavola, tutti parlavano di cose importanti e nessuno badava a cosa facessero i tre ragazzini che erano a tavola; loro dovevano parlare dei massimi sistemi. Io allungo la zampetta e mi bevo il dito di vino rimasto nel bicchiere di Kanizsa. Cadde un silenzio di gelo e tutti mi guardarono: avessero potuto mi avrebbero spennato. In realtà Petter (Guido Petter) e sua moglie, mi avrebbero spennata, mentre mio padre e Kanizsa scoppiarono a ridere."

Conciliare l'attività pittorica con l'insegnamento, continua a raccontare la figlia Marina, che a lui piaceva tantissimo e - non è molto carino da dire - conciliarla anche con il suo apprezzamento del sesso femminile, richiedeva un certo impegno; lui ha sempre, a parte piccoli periodi, dipinto a olio. Però dipingere a olio vuol dire fare almeno 3 mani. Partiamo dalla prima in cui con un colore neutro dai una mano di olio alla tela per evitare che assorba troppo; ci fai sopra con il carboncino la sezione aurea, ci disegni sopra a mano libera le forme che hai deciso di fare, quindi la struttura dell'opera, dopo di che dai la prima mano e a questo punto.. ti rompi le scatole. Nel senso che l'olio ci impiega giorni, a seconda della temperatura, ad asciugare; per cui hai i quadri in batteria, cioè ne hai tre, quattro o cinque in contemporanea e ti annoi, però vuoi anche andare avanti. Quindi lui fa venire in studio, definendoli stage, le sue allieve migliori della scuola politecnica di design ed affida a loro la stesura delle mani intermedie: la prima mano, cioè l'opera, la dà lui, insieme all'ultima, di controllo e finitura. La seconda e quando necessaria, la terza, sono affidate alle allieve.

Guido Petter e Augusto Garau

Augusto Garau con il cognato Guido Petter

Quella volta alla Border Line

Avevo da poco conosciuto Marina Garau, poteva essere il 2010 o giù di lì, avevo esposto in vetrina, nella vecchia sede della Galleria Border Line uno splendido continuum orizzontale, di rara perfezione sia nei dettagli che nelle finiture. Quasi non sembrava un Garau, troppo perfetto, ma lo era eccome. Telaio della Coloriv, tela, firma, provenienza. Pure pubblicato. Nessun dubbio, Garau, un Garau spettacolare. Quand'ecco che entra una donna emozionata ed esclama: "Quello lo ho fatto io!!". Ricordo che mi si è gelato il sangue, poi parlando con la donna, che ha raccontato la sua esperienza di studi all'Accademia  di Monza e gli stage in studio, tutto è diventato più chiaro. Questo spiega anche alcune peculiarità che saltuariamente si distinguono dalla media della produzione del nostro. Successivamente, nei racconti dei figli mi è stato confermato che durante gli anni dell'insegnamento accadeva proprio ciò che la donna emozionata di quel giorno mi aveva raccontato.

I passaggi realizzativi meno rilevanti venivano, in alcuni casi, affidati alle mani delle allieve.

Augusto Garau e allieva

Garau con un'allieva. Corso di teoria del colore allo Studio PL, Milano 1996-97

Garau e i galleristi

Augusto Garau non ha mai avuto un buon rapporto con i galleristi, nel senso che ha sempre voluto fare ciò che voleva, senza indicazioni; è incappato spessissimo in galleristi che volevano essere pagati e non poco, per lo spazio in galleria. Forse per questo, in due occasioni diverse, decide di diventare gallerista lui stesso. La prima volta apre, negli anni Sessanta, quando era ancora sposato, la Galleria Traverso, cognome della moglie; la seconda volta, tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, quando con la figlia Marina e Anna Sella, ex allieva e designer, fonda una associazione culturale di nome Superficie Anomala. Inizialmente realizza dei corsi annuali di visual industrial design con 4 o 5 allievi al massimo, con se stesso come docente, insieme a Fronzoni, Giansisto Gasparini ed un gruppetto di validi professionisti che con assoluta attenzione seguivano questi pochi ragazzi dando loro in poco tempo quello che scuole più dispersive, secondo lui, faticavano a dare. Quando cambiò sede andando in Viale Giangaleazzo, diventò una piccola galleria d'arte.

La galleria Superficie Anomala

Gaetano Kanitzsa con dipinto di Augusto Garau Gialli rossi e blu Milano 1989

Kanizsa davanti a "Gialli rossi e blu" - Studio di Garau a Milano, 1989

La piccola galleria proponeva tre o quattro mostre all'anno, ovviamente una di Garau, poi esposizioni di disegni di Soldati, che aveva avuto dalla vedova di Atanasio insieme alla procura notarile per autenticare le opere; Kanizsa ha esposto due volte, poi Marcolli, Nino di Salvatore, Livio Zanella, che era il direttore del Museo d'Arte Moderna di Monza, poi parecchie collettive, la mostra del piccolo formato, mostre a tema; i cataloghi li faceva lui stesso, visto che la figlia Marina aveva imparato la computer grafica ai tempi della piccola scuola di visual design ed era in grado di fare le fotografie ed elaborare i colori, curare l'impaginazione e quant'altro.

"Un artista alla sua morte deve lasciare almeno mille quadri"

Questo diceva sempre Garau, quindi spesso alle mostre, quando un cliente chiedeva un'opera, egli proponeva di farne una copia, con qualche particolare diverso, la misura, un dettaglio, un colore. Questo spiega l'esistenza di opere molto simili, ad esempio la "serie" Solaris. Questo spiega anche il pessimo rapporto coi galleristi ed il motivo per il quale molti di questi esigevano un pagamento anticipato per esporre le opere. 

Solaris Augusto Garau dipinto 1990

Un'opera della serie Solaris, 1990

bottom of page